C’è un aspetto che rende unita la nostra preoccupazione educativa, di Mauro in particolare (ne parla spesso ai ragazzi), ma anche di Antonio, di Gaetano e mia, e non è l’esito (il risultato della partita, domenica ne abbiamo avuta la prova), ma la bellezza delle cose (o meglio, la Bellezza nelle cose) di un certo modo di stare insieme, di guardarsi che non è mai per una negatività, uno scoramento. Una citazione che chiarisce bene quello che intendo per educazione dei nostri ragazzi (oltre che nostra): nel I canto del “Paradiso” Dante vede Beatrice che sta guardando il cielo. Lei non indica se stessa al poeta, ma qualcosa d’altro, un Bene più grande. Chi educa, colui che guida e vuole mostrare autorevolezza, non rimanda mai a sé come risposta ai problemi della vita, ma comunica altro, indirizza al Bene e conquista gli altri proprio perché non lega a sé. Infatti Dante, vedendo Beatrice che si rivolge al cielo, è indotto a fare altrettanto. Questo è, innanzitutto, ciò che mi ha fatto aderire a condividere questa esperienza di educazione al Bello e al Vero, altrimenti per che cosa vale la pena?

Ciao a tutti, Paolo